Aperta inchiesta sulla morte del poliziotto morto a Lecco

Un urlo alle 8.20 di sera, la caduta dal cavalcavia, ma per arrivare all’ospedale ci sono volute quasi 6 ore. L’agente della polizia stradale di Bellano, Francesco Pischedda, morto nell’inseguimento a piedi di un fuggitivo precipitando dal ponte della superstrada a Colico, è arrivato all’Alessandro Manzoni di Lecco solo all’1 di notte. Qui si è spento appena 50 minuti più tardi, sotto i ferri della sala operatoria. Cos’è successo nel frattempo? Perché ci è voluto tanto? A dare l’allarme sono stati i colleghi dell’agente, che dopo averlo sentito urlare, lo hanno visto in fondo al dirupo tra le due corsie della Statale 36 e hanno chiamato i soccorsi. L’ambulanza è arrivata nel giro di 15 minuti, mentre un quarto d’ora dopo è intervenuta anche l’auto medica. Il poliziotto è cosciente e parla, i colleghi cercano di tranquillizzarlo, ma nel frattempo le lancette dell’orologio corrono e la sua pancia diventa sempre più dura, segno che è gonfia di sangue a causa di un’emorragia interna. Per guadagnare tempo si decide di cominciare il viaggio verso Gravedona, a soli 17 km di distanza dal luogo della caduta, dove l’agente arriva alle 22.20. Tutto è pronto per cominciare l’intervento, ma date le condizioni dell’uomo serve un cardiochirurgo, che però nella struttura non c’è. E’ necessario dunque trasferirlo a Lecco, 57km di distanza, dalla parte opposta del lago. La soluzione più rapida sarebbe un trasporto in elisoccorso, ma a causa del maltempo non è possibile decollare. Non resta che procedere su strada, ripassando dalla Milano-Lecco, proprio dove è avvenuto l’incidente. Passa ancora mezz’ora dopodiché l’agente viene nuovamente caricato sull’ambulanza per raggiungere Lecco, dove arriverà attorno all’1 di notte. Durante l’intervento il suo cuore ha cessato di battere e ora spetterà alla Procura di Lecco stabilire se questa odissea finita in tragedia poteva essere evitata.

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