CALVIZIE, IL 65% DEGLI ITALIANI NE SOFFRE

Calvizie, il 65% degli italiani ne soffre, l’autotrapianto dei capelli è una valida soluzione? Ne parliamo con la Dott.ssa Bruni della Divisione Tricologia di Istituto Giglio & CO di Parma.

D: In cosa consiste l’autotrapianto?

R: L’autotrapianto è una metodica che consente di rinfoltire aree glabre o diradate utilizzando i propri capelli; questi vengono prelevati da una zona donatrice (la nuca e le aree temporali) e reinnestati nelle aree precedentemente identificate come riceventi (attaccatura frontale, stempiature, vertice posteriore, area parietale).

D: Perché si utilizzano i capelli della nuca  e dei temporali?

A differenza dei capelli presenti nella parte superiore del capo, i capelli delle zone identificate come donatrici (nuca e temporali) non sono geneticamente predisposti all’ attacco distruttivo di quegli ormoni androgeni che nell’ Alopecia Androgenetica portano all’assottigliamento e alla degenerazione dei bulbi piliferi con progressivo diradamento e calvizie.

D: Si tratta di un’ intervento chirurgico?

R: Certamente, e come tale va affrontato. Fondamentale è la professionalità dell’ Equipe alla quale ci si affida e l’ ambiente nel quale si esegue l’ autotrapianto, mi riferisco alla sala operatoria che deve essere all’ avanguardia inoltre, oltre al chirurgo gli assistenti rivestono un ruolo importantissimo nella buona riuscita di un intervento.

D: Come si arriva all’autotrapianto?

R: Inizialmente si effettua una visita preliminare con il chirurgo che farà un’anamnesi completa, ovvero una serie di domande per capire esattamente lo stato di salute della persona, eventuali patologie o assunzioni di farmaci, eventuali interventi già effettuati che possano impedire o inficiare il buon esito dell’operazione;il chirurgo  valuterà il tipo di diradamento e la famigliarità con l’ Alopecia Androgenetica per una diagnosi corretta e poter quindi verificare se la calvizie è stabile o in progressione; effettuerà una valutazione della qualità, del calibro  e della densità dei capelli per stabilire il numero di capelli che è possibile prelevare e reinnestare, oltre naturalmente all’ampiezza dell’area da infoltire; deciderà le modalità di espianto e reinnesto. Inoltre valuterà le aspettative del paziente, che siano realistiche e realizzabili e che il paziente sia perfettamente consapevole dei vantaggi ma anche dei limiti dell’autotrapianto.

D: Esistono diversi tipi di autotrapianto?

R: L’ autotrapianto significa letteralmente trapianto dei propri capelli quindi esiste solo un tipo di autotrapianto. Ciò che può variare sono le modalità di espianto (prelievo) e di reinnesto che vengono decise dal chirurgo in base ad una serie di parametri valutati in sede di visita preliminare. Per quanto riguarda l’ espianto si può optare per il prelievo di singole unità follicolari (tecnica FUE), oppure per l’escissione di un lembo di cute (F.U.T.) di dimensioni variabili  contenente diverse centinaia di unità follicolari. Per quanto riguarda l’ impianto  si può optare per l’innesto di singole unità follicolari, metodo utilizzato soprattutto per realizzare l’attaccatura frontale e le stempiature, oppure per  l’innesto di 2-3 unità follicolari , utilizzate generalmente per rinfoltire il vertice posteriore e la zona centrale.

D: Chiunque può fare l’autotrapianto?

R: In teoria si, perché non si corre il rischio di rigetto in quanto i capelli sono i propri. In pratica le cose sono un po’ più complesse e articolate e vanno per l’appunto valutate in sede di visita preliminare. Diciamo che in linea di massima gli uomini  sono i candidati migliori mentre per le donne, la scelta di eseguire un autorapianto diventa più complessa per via della quantità di capelli trapiantabili che non supera i 35/40 per ogni centimetro quadrato di cuoio capelluto. La donna naturalmente ha una densità di capelli che va ben oltre ai 100/120 capelli appunto per centimetro quadro. Tuttavia, solo dopo un’ accurata consulenza  si è in grado di valutare la fattibilità di tale intervento.

D: L’ autotrapianto dei capelli può essere combinato con la Tecnica ricostruttiva Biopelle?

R: certamente, su 10 casi presi in esame almeno 6 sono trattabili con le 2 metodiche  e la combinazione di esse produce risultati di straordinaria naturalezza.

D: Quando è sconsigliato l’autotrapianto?

R: L’autotrapianto non è consigliabile su pazienti molto giovani per svariati motivi, a partire dalle aspettative, generalmente molto elevate visto per l’appunto l’età stessa, ma soprattutto la possibilità che il diradamento sia ancora ad uno stadio iniziale e pertanto possa progredire nel tempo rendendo necessari ulteriori interventi che possono peraltro non risultare risolutivi nel tempo dal punto di vista estetico. Lo stesso vale per pazienti anche più avanti in età, in cui il diradamento è ancora in fase di progressione o in cui il diradamento vada oltre il grado VI della scala di Hamilton/Norwood: in questi casi il  paziente deve essere consapevole dei limiti del numero di capelli che si possono reinnestare e che pertanto il risultato estetico può non corrispondere alle aspettative del paziente. Lo stesso discorso vale anche per le donne con un diradamento in progressione o ad uno stadio avanzato (III grado della scala di Ludwig).

Le aspettative estetiche sono il punto focale di ogni visita preliminare e vanno considerate molto seriamente e  in maniera approfondita da parte del chirurgo. Il diradamento prematuro e la calvizie possono provocare enormi disagi nei giovani, negli uomini, e soprattutto nelle donne fino ed essere addirittura invalidanti nella vita sociale.  E’ pertanto importante capire e far capire al paziente limiti e vantaggi dell’autotrapianto, sia da un punto di vista quantitativo che dal punto di vista del risultato estetico. Da qui l’importanza di rivolgersi a strutture specializzate, serie e professionali che possono accompagnare passo dopo passo il paziente nella scelta della soluzione più adatta alle proprie esigenze.

Dott.ssa Simona Bruni Divisione Tricologia Istituto Giglio & CO Parma

www.istitutogiglio.it

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