TERRORISMO, CELLULA FERMATA A MILANO

Era finito in carcere la notte di San Silvestro dopo un controllo di polizia, a Milano. Da quel 31 dicembre per gli investigatori, lui, tunisino di 39 anni, era, solo, uno spacciatore. Da oggi però la sua posizione si complica: è considerato un capo carismatico, sospettato di terrorismo internazionale. La conferma, da un’inchiesta della Dda di Perugia che ha portato all’arresto di altri due tunisini e un marocchino. In particolare nei confronti del tunisino arrestato a Milano, in carcere gli è stata notificata un’ordinanza con l’accusa di istigazione a delinquere con l’aggravante di aver commesso il fatto attraverso l’uso del web. Stesse accuse per l’altro marocchino 36enne domiciliato a Sesto San Giovanni e per i due tunisini. Quest’ultimi: uno abitava a Milano, l’altro faceva la spola tra la Lombardia e la Germania. La Lombardia dunque al centro dell’inchiesta umbra. Nel corso delle indagini sono stati perquisiti altri due stranieri, un algerino e un tunisino, quest’ultimo, un 36enne che risiedeva a Cinisello Balsamo è stato espulso per motivi di sicurezza con un provvedimento firmato dal ministro Minniti.

Uomini votati al Jihad, è il sospetto degli inquirenti, tutti senza fissa dimora, irregolari e dediti allo spaccio. L’unico ad avere un’occupazione, seppur saltuaria, era il tunisino preso a Perugia e che lavorava come pizzaiolo. Da lui e dalle sue sospette frequentazioni è partita l’inchiesta della Dda umbra.

 

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