INCHIESTA CONFALONIERI, LA LETTERA DEI COLLEGHI

Una lunga lettera firmata dai colleghi e dai pazienti di Norberto Confalonieri. Una lettera di solidarietà e di vicinanza in un momento così difficile per il medico finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta. Secondo i magistrati il primario del Cto, con una lunghissima esperienza alle spalle, usava protesi di determinate aziende farmaceutiche dietro compenso e si allenava sui malati per poi ricorrere agli interventi protesici. Questa l’accusa. Secondo il professore, invece, difeso dall’avvocato Ivana Anomali, tutti i compensi erano leciti per prestazioni scientifiche in Italia e nel mondo. Compensi rintracciabili, tutti alla luce del sole. Quasi 9 mila interventi in 35 anni di carriera e nessun contenzioso con i pazienti. Nel memoriale difensivo del dottore ci sono anche i numeri. 300 operazioni all’anno, nessun bisogno di gonfiare le liste d’attesa, perché dice testualmente il Dott. Confalonieri: “Le mie sale operatorie sono sempre piene, non ho bisogno di rallentare le liste d’attesa”.

Nelle intercettazioni alcuni passaggi sono stati letti dagli inquirenti come la volontà di Confalonieri di privilegiare in termini di business personali l’uso di talune protesi e per far ciò il chirurgo avrebbe avuto un approccio parecchio interventista. Confalonieri dice di essere tutt’altro che interventista. Al contrario. Certi pazienti rimanevano basiti perché non volevo operarli. Li ho guariti, ma senza intervento.

Non resta che attendere il parere del Gip dopo che verranno probabilmente sentiti altri colleghi di Confalonieri e dopo aver letto con attenzione le 62 cartelle cliniche sequestrate.

 

 

 

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