Furto all’ereditiera: parte del bottino a Milano

“Sono stato io a commettere il furto e chiedo scusa. Parte della refurtiva è stata seppellita vicino a Milano”, è un passaggio dello scritto che Zef Zefi, indicato come uno degli autori del furto da 7 milioni di euro a casa di un’ereditiera in via Giolitti a Torino, il 20 settembre del 2015, ha letto in aula all’avvio dell’udienza al processo. Alla sbarra ci sono anche Denis Jovanovic, che aveva collaborato al colpo e aveva fornito una copia delle chiavi dell’appartamento, oltre alla moglie e suocera quest’ultimo, Silvye Aurora Lanza e Maddalena Rizzi, che avevano agganciato la vittima attraverso una boutique di abbigliamento in piazza Maria Teresa. Con il pretesto di provare a casa degli abiti per una cerimonia, abbinati ai gioielli di famiglia, avevano scoperto dove si trovava la cassaforte e avevano informato Jovanovic, compagno di Aurora, che aveva coinvolto Zefi
La polizia era arrivata a loro dopo 7 mesi di indagini. 
La signora Mariella Garis, ereditiera e propritaria di un elegante appartamento in centro, era una cliente abituale del negozio Samsara, poco distante dalla sua abitazione. Le due titolari Maddalena Rizzi, 63 anni, e la figlia Silvye , 41 ne avevano conquistato la fiducia al punto da organizzare delle prove a domicilio: in uno di quegli appuntamenti era maturata l’idea del furto.

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