HOSNI CHIESE AIUTO A VIALE JENNER

“Ho cercato aiuto press la moschea di Viale Jenner, ma mi hanno mandato via”. Trapelano altre frasi pronunciate davanti ai Pm di Milano di Ismail Hosni, il ragazzo che la sera del 18 maggio ha ferito due militari e un agente della POLFER nel mezzanino della Stazione Centrale.

Il 20enne è sotto osservazione al centro neuropsichiatrico del carcere di San Vittore e continua a camminare avanti e indietro senza mai uscire con gli altri detenuti.

Ha raccontato che proprio quel 18 maggio è passato al centro islamico di Viale Jenner per chiedere aiuto, ma non si capisce ancora quale fosse il reale motivo. Passaggio che è stato confermato anche da chi frequenta di sovente il centro. Sembrava confuso e nessuno lo aveva mai visto prima. Sentendo Viale Jenner il pubblico ministero Gobbis e il procuratore aggiunto Alberto Nobili hanno avuto un sussulto pensando a quali e quanti estremisti sono passati dal centro islamico di Viale Jenner.

Dalle prime indiscrezioni, però, sembra che Hosni non abbia avuto contatti con l’ambiente e se mai si fosse radicalizzato, non lo ha fatto di certo in Viale Jenner dove, anzi, sarebbe stato respinto prima di continuare nel suo vagabondaggio, con in tasca due coltelli da cucina rubati all’Esselunga di Viale Certosa.

Da parte sua, oltre alle poche parole sulla giornata del 18 maggio, gli investigatori non sono riusciti a scucire un granchè. Spesso veniva cacciato dai phone center perché non pagava, ma al momento il ragazzo non dice nulla circa la sua possibile radicalizzazione che peraltro sembra sia stata esclusa anche per il 23 enne spacciatore libico con cui si accompagnava spesso Hosni negli ultimi mesi.

 

 

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