IL GIALLO DELLA COLF, LA CHIAVE NEL CELLULARE

Mariana Odica non si sarebbe mai tolta la vita. A parlare, dalla Romania sono le amiche della 35enne, trovata cadavere in un appartamento di via Coni Zugna a Milano dove lavorava come colf. Chi la conosceva parla di una ragazza senza problemi, che in patria studiava, e che si era trasferita in Italia in cerca di un futuro migliore. Prima del lavoro in via Coni Zugna, era stata nel quartiere di Lambrate, sempre a Milano, sempre come baby sitter. Aveva fatto amicizia con una barista che parla di lei come “una gran lavoratrice”. L’esperienza milanese non è però la sola: prima era stata a Napoli, dove aveva anche un fidanzato. Poi, la fine della storia e il trasferimento in Lombardia. Tanti lavori, tante famiglie a cui abituarsi e questo, dicono le amiche, la rendeva un po’ irrequieta. Ma non da togliersi la vita. La fine di Mariana, dunque, resta ancora un giallo. Gli investigatori sono concentrati su quell’abitazione: chiusa dall’esterno, da cui non mancava nulla. L’unico particolare: una porta finestra trovata aperta che potrebbe essere stata la via di fuga e di ingresso dell’assassino. Al momento soltanto ipotesi. Gli investigatori restano chiusi nel più stretto riserbo. Si indaga anche sul cellulare della vittima, trovato in casa e dal cui esame non trapela nulla. Intanto dall’autopsia emerge che la giovane è morta per dissanguamento in seguito a cinque fendenti trovati tra il collo e il torace, nessun segno di trascinamento. Chi l’ha uccisa, se di omicidio si tratta, ha avuto la calma di non toccare nulla, di chiudersi la porta alle spalle e fuggire senza lasciare alcuna traccia. Se invece si è tolta la vita, lo ha fatto celando bene il suo malessere e senza un vero motivo apparente. L’unica cosa certa è che Mariana è morta portandosi con sé una scia di misteri.  

 

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