CASO BARBATO, DECISIONE RINVIATA

Antonio Barbato è nell’occhio del ciclone da qualche giorno. Il comandante dei Vigili di Milano è finito, senza essere indagato, nelle carte dei pm milanesi circa una richiesta che avrebbe fatto per pedinare un vigile sindacalista , ai tempi suo acerrimo nemico. Quella richiesta  in realtà non fu mai attuata, però nel tritacarne Barbato ci è finito ugualmente. Per un discorso di opportunità e di etica professionale.

Avrebbe avuto un contatto con un ex sindacalista poi intercettato con affiliati di un clan.

Lo ha ribadito lo stesso comandante dei vigili. “Sono consapevole, ma di questa richiesta non se ne è mai fatto nulla.

Ebbene, Barbato resta sereno e si difende, con un memoriale presentato oggi al Sindaco Sala, attraverso l’Assessore alla sicurezza del Comune di Milano Carmela Rozza. Al termine dell’incontro l’assessore ci spiega l’esito dell’incontro. Barbato per ora resta al suo posto, in attesa che il memoriale venga analizzato riga per riga da Gherardo Colombo, presidente del Comitato legalità e trasparenza del comune di Milano.

Vigile dal 1982, Barbato viene nominato comandante nel novembre 2016, dopo le dimissioni di Tullio Mastrangelo. Responsabile in passato della scuola di formazione, Barbato è stato anche capo di gabinetto e sindacalista di base. In contrasto con la Cisl, il comandante ha avuto addirittura un conflitto sfociato persino in Tribunale con quel Mauro Cobelli, delegato sindacale, il cui nome è riemerge in questi giorni per quell’intercettazione che ha messo in cattiva luce Barbato.

Barbato come detto non è indagato e, fino a prova contraria, gode della massima fiducia dell’Amministrazione comunale, tuttavia il Sindaco Sala valuterà la posizione del comandante dopo gli approfondimenti del Comitato.

 

 

 

 

 

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