VENTENNE MORTO NEL DIRUPO, PARLA L’INDAGATO

E’ stato sentito in Procura a Bergamo l’operaio indagato per l’omicidio di Mamadou Lamine Thiam detto Bara, il ventenne senegalese trovato morto il 22 luglio scorso in un dirupo a Ubiale Clanezzo nella bergamasca dopo aver passato la serata con gli amici al Power Sound Festival. “L’ho rincorso solo io”, ha raccontato l’indagato 53enne, confermando la versione rilasciata ai Carabinieri subito dopo il ritrovamento del cadavere. Un racconto che però non combacia con le immagini delle telecamere che hanno invece immortalato ben tre persone in movimento: l’uomo e, insieme a lui, un ragazzo e la sua fidanzata, anche loro indagati in concorso.

Stando ai racconti dell’operaio, cercò di fermare Bara perché poco prima aveva aggredito un giovane che serviva ai tavoli della festa. Lo avrebbe rincorso fino al cimitero e poi sarebbe tornato indietro scoprendo solo il giorno seguente che il senegalese era morto dopo un volo di una quindicina di metri nel burrone. Ma le telecamere paiono invece smentirlo: ci sarebbero infatti alcuni filmati che lo ritrarrebbero anche oltre il cimitero. A complicare le indagini, la mancanza di immagini della strada con il guard rail, quella dove Bara è volato giù. Tra i tanti quesiti ancora irrisolti, c’è anche quello della scarpa della giovane vittima trovata lungo il dirupo. Perché e’ stata rinvenuta una cinquantina di metri prima rispetto a dove è stato trovato il cadavere? La versione dell’indagato è che l’ha vista quando ha rinunciato a inseguirlo e che Bara l’avrebbe persa durante la corsa. Pesanti ombre sulle quali gli inquirenti stanno cercando di far luce. 

 

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