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24/10/2011 17:08

IL MILITO IGNOTO

La maledizione di Milito risale alla sera del 22 maggio 2010, subito dopo il triplice fischio, quando invece di festeggiare con i compagni per la conquista della Champions League, l’attaccante argentino al termine di una stagione da leggenda, con 30 reti all’attivo fondamentali e determinanti per la conquista dei 3 titoli, apre la porta ad un possibile addio, lasciando increduli tifosi ed addetti ai lavori.

Dalla stagione 2004-2005 è sempre andato in doppia cifra, con uno score realizzativo compreso tra i 12 ed i 26 gol, eppure non è mai entrato nell’Olimpo degli dei calcistici. L’anno seguente al Triplete è stato un autentico calvario e tra infortuni e ricadute a ripetizione,  la situazione ad un certo punto è stata talmente critica che la società è dovuta correre ai ripari acquistando di tutta fretta Giampaolo Pazzini, aumentando i dubbi di chi avrebbe preferito la cessione dell’argentino dopo delle dichiarazioni inopportune nei modi e nei tempi anche in virtù del fatto che si è sacrificato sull’altare dei bilanci un Balotelli, che per età e caratteristiche forse sarebbe stato un giocatore su cui fare delle riflessioni più approfondite prima di cederlo, pur facendo una plusvalenza importante. Questo doveva essere l’anno della rinascita per Milito che ad oggi ha messo a segno 3 gol ( due su rigore ) e che aveva iniziato la stagione sotto buoni auspici, ma ad oggi la sensazione è che con l’arrivo di Ranieri le gerarchie dell’attacco siano cambiate, perché Pazzini al momento è insostituibile e le ultime gare di Zarate sono state apprezzate molto dal tecnico romano che contro il Chievo nel secondo tempo ha addirittura inserito Castaignos lasciando in panchina il ‘Principe’, che non ha gradito ed ha lasciato lo stadio furibondo. Già mercoledì sera a Bergamo Milito potrà dimostrare di meritare una maglia da titolare, avrà l’opportunità di trasformare la rabbia in furore agonistico, fondamentale per scalare delle gerarchie scombussolate da un avvio di stagione pessimo. Ma proprio in questo senso il signor Milito, avrebbe dovuto gioire pensando più alla vittoria del gruppo che a fatica sta uscendo da un momento difficile, con una classifica ancora decisamente deficitaria, invece di limitarsi a guardare al proprio orticello perché se le gerarchie in attacco sono cambiate, qualche colpa l’avrà anche lui.

 

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