30/10/2011 00:00

Inter, nuove istruzioni per l'uso

Venerdì scorso l’Assemblea dei soci dell’Inter ha approvato il bilancio al 30 giugno 2011 con una perdita di 86 milioni di euro, già interamente coperta dalla Società. Il nuovo aumento di capitale sociale, pari a 40 milioni di euro, è stato garantito dal Presidente Massimo Moratti. A prima vista il saldo negativo potrebbe soprendere, ma bisogna tener presente che ancora non sono stati conteggiati i milioni di euro incassati dal Mondiale per Club, dal quarto di finale raggiunto nell’ultima Champions League, dalla disputa della Supercoppa Europea a Montecarlo e dalla cessione di Eto’o. Il monte-ingaggi è sceso a 190 milioni di euro con l’obiettivo di scendere a 120 già al prossimo bilancio, quando avrà effetto anche il risparmio di 20 milioni lordi dell’ingaggio lordo di Eto’o.
Le cose più importanti che si stanno muovendo in casa Inter non sono state dette davanti alle telecamere percepite dopo un colloquio con Rinaldo Ghelfi, da sempre amministratore delegato non solo dell’Inter ma anche dei beni di Massimo Moratti. Ghelfi è uomo così schivo da non aver mai rilasciato un’intervista in vita sua, ma ha fatto capire che Moratti è già nell’ordine di idee di dover affrontare qualche spesa importante nel prossimo mercato di gennaio. Il Presidente, quando ripete ‘vedremo come siamo messi a Natale’, sta già anticipando l’alba del 2012. Perché poi si debba sempre esporsi finanziariamente nel nuovo anno solare piuttosto che in quello in corso, com’è già accaduto la scorsa stagione con gli acquisti di Pazzini, Ranocchia e Nagatomo, è questione di natura tecnico-fiscale legata agli esercizi di bilancio che non ho mai capito.
Resta il fatto che a gennaio l’Inter dovrebbe disporre di un tesoretto intorno ai 25 milioni di euro che verrà utilizzato per portare subito Kucka a Milano e per un paio di innesti tra difesa e centrocampo. Sui nomi non ci sono idee particolari,  ma è ovvio che non si potrà guardare ai calibri tipo De Rossi. Quindi, massima attenzione al nostro campionato, tanto per essere chiari.
Per qualche tempo si eviti di pescare in Sudamerica, soprattutto tra gli innumerevoli brasiliani dai nomi folcloristici, visto il loro scarso rendimento. Basta con Ordinho, brasiliano certamente esplosivo, Vitinho, brasiliano dal dribbling ubriacante, Folihno, brasiliano di origine umbra, Alluminho, brasiliano resistente all’ossidazione e via celiando.
Dopo gli ennesimi infortuni di Julio Cesar, Maicon e Coutinho è ora di finirla di guardare lontano. Meglio rischiare su calciatori giovani, ma già verificati nella nostra Serie A.
Intanto per fronteggiare subito l’attuale emergenza, vanno messi alcuni punti fermi: Viviano, appena guarito, va subito testato come potenziale successore di Julio Cesar;  Zanetti  deve rimpiazzare immediatamente Maicon, che per il solito stiramento di secondo grado non rivedremo prima di dicembre. A centrocampo, non appena sarà arruolabile Poli, tra Stankovic e Thiago Motta, ne può giocare solo uno. Cambiasso va subito liberato definitivamente dalla partecipazione alla fase offensiva, piazzandolo come incontrista davanti alla difesa. Con Milito occorre essere chiari e crudeli: al momento è solo la riserva di Pazzini. Alvarez va coinvolto almeno nelle gare in cui è più saggio tenere palla, dove l’individualismo di Zarate è un lusso che non ci si può permettere di fronte ad avversari che contrattaccano ripartendo in velocità. In difesa Lucio va agganciato con una catena alla porta interista, mentre Samuel dovrà essere saggiamente dosato insieme a Ranocchia e a Chivu, che avrà anche il compito di far rifiatare Nagatomo. Se la prendono tutti col volonteroso nipponico senza capire che è l’unico in grado di recuperare in velocità, mentre i senatori stanno a sghignazzare mentre s’ammazza in campo di fatica. L’Inter di oggi deve imparare l’umiltà: non gioca né per lo scudetto né per la zona Champions, quindi via il fioretto e fuori la sciabola, almeno finché non si sono fatti i punti per una classifica più tranquilla. Inutile fare gli splendidi se non si hanno più la testa e le gambe per farlo. Last but non least, a Claudio Ranieri vanno assegnati poteri anche straordinari anche nella gestione dei senatori. Troppe volte ho visto in passato calciatori onusti di gloria alzare il ditino per rifugiarsi in infermeria al primo dolorino, con la situazione che precipita. E guai se anche l’allenatore dovesse ritrovarsi ad alzare le braccia.