05/08/2011 12:25

ARBITRI E PRESSIONI, UNA TESTIMONIANZA DIRETTA

Buongiorno all' ottima TopCalcio e in particolare all'apprezzatissimo direttore Ravezzani,
inoltro anche a lei la mia dopo averla spedita all'indirizzo generico della testata da lei diretta, sperando di ricevere la sua opinione sui fatti che le andrò ad esporre.

Mi inserisco nella discussione su calciopoli per offrire un punto di vista diverso da tutto quello che sento girare sulle televisioni e sui giornali.

A prescindere dalla mia posizione e dalla mia opinione sui protagonisti della vicenda vorrei riportare l'attenzione sul sistema calcio in generale, in particolar modo per quanto riguarda la Figc.

Sono designatore arbitri a livello provinciale di una piccola provincia e di uno sport minore, dove il denaro che gira non è minimamente paragonabile a quello di altri livelli e dove solo alcuni giocatori hanno degli introiti, per altro considerabili dei meri rimborsi spese.

Eppure la situazione che quotidianamente si vive è la medesima descritta per la serie A: ogni presidente, ogni dirigente ed ogni tesserato a seconda dell'esperienza in federazione mi telefona, fa pressioni più o meno velate per avere o non avere il tal arbitro millantando simpatie od antipatie irreali, cerca di accaparrarsi crediti per non so quale non meglio precisato motivo. Sono anni che ricopro questo ruolo e ho visto centinaia di tentativi in tal senso, tant'è che il rapporto con le società per un designatore oramai esperto è considerabile il ballare su un filo sospeso nel vuoto, elargendo sorrisi alle società e cercando di far credere loro di essere accontentate, mantenendo poi correttezza etica ed imparzialità quando si lavora realmente.
Le due facce del designatore, il lavoro reale e leale e dall'altra parte il pr che stringe mani che spesso non conosce, vivono affiancate.
Se tessarati decidono di fare pressioni nè la commissione designante nè la federazione possono dire nulla, la prima perchè dipende dalla seconda, la seconda in quanto organo politico che deve rendere conto alle società.
La telefonata sentita nella trasmissione di ieri tra Collina e Meani per questo non mi ha destato nessuno stupore: un qualsiasi arbitro a qualsiasi livello sa che se entrasse in conflitto con una società potente vedrebbe la sua carriera finire a prescindere dalle capacità tecniche, questo per il fatto che le Federazioni stanno in piedi finchè sono supportate dalle società. Si badi bene, sono certo che Collina non abbia modificato di una virgola la sua direzione di gara imparziale, ma è più che usuale un tentativo di spiegare una scelta sul campo a scapito di una grande società anche in modi goffi come quelli sentiti: l'arbitro migliore è quello che riesce ad applicare la regola del buon senso (questo viene loro insegnato fin dalla prima lezione), ciò non toglie che poi debba giustificarsi con le società, ancor più se di peso.

In tutte le altri sedi e livelli della federazione il gioco è lo stesso, ed è per questo che considero i protagonisti di calciopoli non colpevoli: sicuramente il comportamento dei tesserati è eticamente deplorevole (e tristemente molto italiano) ma ciò non significa che porti loro dei reali vantaggi e credo che sia stato sciocco (o voluto da chi ha messo in piedi calciopoli?) il solo pensare di estirpare tale comportamento in serieA dove il giro di denaro è esponenziale, quando tutte le federazioni sanno che è così ad ogni livello e in ogni sede.

Se si volesse cambiare per rientrare in una sorta di correttezza etica che al momento non esiste si dovrebbe intraprendere un cammino che parte dalle basi, bisogna vedere se esiste realmente questa volontà.

(vi prego per ovvi motivi di non riportare il mio nome)

 

LA RISPOSTA DI FABIO RAVEZZANI

Buongiorno signor Piero,

La chiamo così visto che lei, comprensibilmente, desidera mantenere l'anonimato. Ho citato nei giorni scorsi la sua lettera anche in diretta televisiva. Anzitutto la ringrazio. La sua è una testimonianza estremamente importate e che aiuta a capire molte cose. Anzitutto che siamo in Italia. Cioè, in un paese in cui la cultura dello sport è ferma ancora all'anno zero. Non solo c'è chi si relaziona ai designatori di qualsiai ordine e sport nella speranza di avere trattamenti di favore. Ma anche i più omesti, comunque, chiamano partendo dal presupposto di avere colleghi disonesti da tenere sotto controllo preventivamente. Sarebbe bello vivere in un mondo in cui le diverse società partono dal presupposto che gli ufficiali di gara e i loro responsabili sono semplicemenete appassionati dei loro sport di appartenenza e custodi del valore massimo che possono esprimere: la lealtà. capisco benissimo la sua posizione. E' l'unico modo per sopravvivere in questo mondo: blandire, rassicurare, promettere massima attenzione a ogni richiesta,. e poi fare semplicemente ciò che si ritiene giusto. Probabilmente, se lei fosse stato intercettato avrebbero pensato a chissà quali magheggi, mentre invece era (è) l'unico modo per sopravvivere da persona perbene in questo mare inquinato. Lei suggerisce che sia la base a dover essere risanata per poi arrivare ai vertici. Non lo so. Non credo. La base di molti sport ha gli stessi identici difetti dei vertici (penso agli scandali nel calcio minore, penso all'inverecondo atteggiamento di molti genitori quando assistono alle partite dei loro figli che magari hanno 10 anni). Credo invece che manchi un vero senso etico ai vertici e che al loro pessimo esempio si uniformino i dirigenti che stanno più in basso. Vogliamo parlare degli scandali che hanno accompagnato negli ultimi anni Blatter, per esempio? Vogliamo parlare della vergognosa acquiscienza nei suoi confronti da parte dell'informazione in generale, e non solo quella italiana? Per quanto riguarda noi, aggiungo, vogliamo ricordare che in Calciopoli sono stati forse anche giustamente disintegrate le carriere di alcuni arbitri, mentre nessuno (e sottolineo nesssuno) ha sentito il dovere di chiedere almeno ragione a Pierluigi Collina delle imbarazzanti conversazioni con Meani post Milan-Juve del 2005? E Collina, le ricordo, rappresenta la massima autorità arbitrale dell'Uefa.Come possiamo sprare di diventare migliori dalla base se tolleriamo tutto questo nei vertici dello sport?

Cordialità.

F.R.

 


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  • Marinaio 07/08/2011 13:16

    La verità, mio caro direttore, è che nello sport italiano, ma forse anche nelle istituzioni a tutti i livelli, si tende a essere conservatori e nessuno li smuove, se non solo quando si va nell'altro mondo. Cambiano i ruoli, ma alla fine sono sempre li a governare (sic!!!). Vedasi i vari Abete e Petrucci e poi, quando infine ce ne liberiamo eccoli apparire come politici, parlamentari, onorevoli e ministri, vedasi Pescante......!!! In altre nazioni avvengono lo stesso le nefandezze, con la differenza che appena le "sospettano" li eliminano. L'unica eccezione in tal senso é Blatter, forse perché svizzero e quindi vicino all'Italia...!!