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08/09/2011 00:00

Dai tormenti al campo, finalmente...

Finalmente si gioca, dopo un'estate agitata per i tifosi interisti. D'ora in avanti, grazie al cielo, conterà solo il campo, il luogo ideale per spazzar via le chiacchiere estive e per entrare nei libri di storia, come sta facendo l'Inter da sette stagioni consecutive portando sempre in bacheca almeno un titolo, record che non può vantare nemmeno il mitologico Barcellona, che nel 2007-08 rimase all'asciutto. Ma gli insicuri per definizione non guardano mai la Luna, ma il dito della propaganda cialtronesca che indica sempre altrove. A volte basterebbe dare una scorsa all'Albo d'Oro, invece di seguire come pecoroni l’imbonitore di turno!
A parziale giustificazione dei pessimisti in servizio permanente effettivo, c'è da dire che quest'estate è successo di tutto e che i rebus della nuova Inter di Gasperini riempierebbero un'intera Settimana Enigmistica. Partito il migliore realizzatore del mondo, Samuel Eto’o, con il conseguente corollario di suicidi, sono arrivati due attaccanti ovviamente di valore inferiore, Zarate e Forlan, e quest’ultimo, a proposito di estate tormentata, fino al nuovo anno potrà adoperarsi solo in campionato. Gasperini in attacco ha tante soluzioni ma anche più margine di errore: già scegliere la punta centrale tra Pazzini e Milito, segnalati entrambi in gran spolvero, non è facilissimo. Meglio averli entrambi però, piuttosto che sentire poi le solite lagne sull'esiguità di bomber di razza. Poi c’è Sneijder da piazzare come trequartista, prima che come centrale di centrocampo insieme a Cambiasso, dove Thiago Motta, come al solito, si è stirato ancora prima di cominciare. Roba che avrebbe scandalizzato anche il Samuel Lee Jackson protagonista di Unbreakable! Anticipare l’arrivo di Kucka era nelle intenzioni, ma il costo dello slovacco sarebbe lievitato oltremisura. Il centrocampo resta quindi il reparto più incerto, in attesa di capire il reale valore di Alvarez e gioventù varia, aspettando il rientro di Poli. In difesa ci sono grandi giocatori, ma bisogna decidere come schierarli: credo che la difesa a tre non sarà un dogma, ma una disposizione alternativa da valutare partita per partita. Il dubbio-chiave resta il feeling di Gasperini con i senatori argentini e di conseguenza con Moratti, che nella sua carriera ha sempre cambiato gli allenatori su sollecitazione dei giocatori fin dai tempi in cui Ronaldo sorrideva a pianoforte a Simoni, ma intanto ne chiedeva la testa. Al momento, l'approccio di Gasperini con i mammasantissima dello spogliatoio pare più furbo di quello di Benitez, ormai ridotto dal fallimento interista al ruolo di opinionista internazionale. Per cementare il rapporto però servono subito i risultati, perché la chimica nel calcio si chiama vittoria.

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