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Gino Bacci

Il mio nome è Gino, non un diminutivo di Luigi, come in troppi credono. Da livornese, non sono di nobili origini, quindi è in errore anche chi ritiene ch'io sia in realtà il conte Gino Bacci de' Bacceri della Toscana. Vieni alla luce nel 1936, nella notte di Natale, senza averne alcun merito perchè sulla data non fui mai interpellato. Fecero gli altri. Essendo nato in casa, mio padre, artigiano, fu tentato di registrarmi all'anagrafe con qualche giorno di ritardo, per farmi guadagnare un anno. Ciò mi ha fatto pensare che lo ispirasse naturale tendenza per la politica...

La seconda guerra mondiale mi sorprese giovanissimo, costringendomi a "sfollare" con la famiglia nella campagna pisana. E' lì che intrapresi i corsi di studio, la prima elementare. Sempre lì scoprii che sull'abito blu si abbinano scarpe marroni, e che l'intercalare non era il "deh" ma il "gaò".

Nella Livorno liberata e distrutta tornai nel 1944 per fare quello che altrove facevano tutti gli altri ragazzi italiani, salvo i bagni di mare in Calafuria, e la merenda col "cinque e cinque", mezzo sfilatino di pane con dentro la torta di ceci. Aggiungi una spruzzatina di pepe ed è la fine del mondo. Nel corso di studi più impegnativi di quelli intrapresi nel "pisano", mi avviai al giornalismo nella redazione del quotidiano "Il Tirreno", responsabile delle pagine sportive. A trent'anni passai al torinese Tuttosport dove sono rimasto per il resto della carriera. Una parte considerevole l'ho trascorsa come responsabile della sede di Milano, con qualifica di caporedattore e con masioni da inviato, cosa che mi ha permesso di girare il mondo con Milan, Inter, Juventus e in particolare con la Nazionale azzurra che seguito in tanti Mondiali ed Europei.

Ora vivo a Monza; e inutile cercarmi sul "sito" perchè rifiuto di navigare, sebbene mi senta uomo di mare. Al triplice fischio, mi sono accorto che il giornalista non va mai in pensione, partecipa a trasmissioni televisive, oppure scrive libri. Lo faccio anch'io. Per l'editore Armenia, che mi ha affidato la direzione della collana Ecosport, ho realizzato le biografie di Moratti, Berlusconi, Lippi, una storia critica del calcio italiano, oltre a una specie di saggio tratto dalle mie decennali esperienze a bordo campo e nelle sale stampa. In mezzo secolo, ne ho viste e ne ho fatte di cotte e di crude, formula vaga che dice tutto e niente, usate in calciopoli dagli accusatori di Moggi. Le televisioni mi hanno impegnato e ancor più mi hanno appassionato. Credo che questa passionaccia emerga dalle mie frequenti partecipazioni ai programmi di Telelombardia dove mi ha chiamato Fabio Ravezzani, antico compagno d'armi nell'esercito di Tuttosport.

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