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22/05/2015 12:55

INTER A CACCIA DI SOLDI E TALENTI

Decifrare il mercato dell’Inter sembra sempre un rebus. Da una parte ci sono i bilanci da rispettare, il fair play finanziario cui sottostare, il ricordo di un’estate fa quando si spese poco e su nomi che alla lunga – per motivi diversi – hanno finito col deludere. Dall’altra le speranze e i nomi apertamente dichiarati da Mancini e Thohir, il recente investimento invernale da 16 milioni su Shaqiri e l’ambizione di rilanciare la squadra. Nel frattempo comunque procede la ricerca di denaro per finanziare i nuovi arrivi. Festeggiata la salvezza del Sunderland che costringerà i Black Cats al riscatto di Ricky Alvarez, si discutono quelli di Schelotto col Chievo, Mbaye col Bologna e Pereira con l’Estudiantes. Piero Ausilio è alla ricerca di giovani talenti e opportunità di mercato interessanti per rapporto qualità/prezzo. Lo scouting in Sudamerica ha riproposto un’idea già balenata nella scorsa estate, quella di riportare in Italia dal Brasile l’ex milanista Alexandre Pato. In Argentina, invece, occhi puntati su Guido Manuel Carrillo, che gioca nell’Estudiantes di Juan Sebastian Veron ed è già stato paragonato a Milito. Sembra invece fuori budget il gioiello del Lione Nabil Fekir, valutato già oltre 25 milioni di euro. Altro nodo da risolvere è quello del portiere con Handanovic che probabilmente andrà in club che gioca la Champions League. Come sostituirlo? Mirante ha ammesso i contatti con l’Inter. Difficile però che sia lui il titolare della prossima stagione, resta da capire se è disposto invece a fare la riserva. Intanto continuano a circolare i nomi di Cech, Romero e Marchetti.

14/01/2015 17:36

INTER, MILAN E IL POSTO IN CHAMPIONS

C’era una volta un tempo in cui per Milan e Inter la qualificazione in Champions League rappresentava l’obiettivo minimo stagionale. Ora questo traguardo sarebbe un successo da festeggiare non solo come risultato sportivo, ma anche come enorme boccata d’ossigeno per i bilanci economici. Attualmente è la Lazio ad occupare l’ambita posizione, con i rossoneri che distano 5 punti e i nerazzurri 6. I biancocelesti, pur senza spese folli, hanno dato spesso una lezione in questi anni di come trarre il massimo nel rapporto qualità/prezzo sul mercato con intuizioni quali Klose, Djordjevic, Lulic, Candreva e l’ultimo della lista Felipe Anderson. A questo si è aggiunta una felice scelta in panchina con Stefano Pioli, giustamente difeso dal club dopo le difficoltà iniziali. L’altra rivale diretta nella corsa Champions per le milanesi è quel Napoli, il cui organico appare ancora un passo avanti e più collaudato. L’Inter di Erick Thohir ha scelto di imboccare in maniera decisa la strada degli investimenti e dei nomi importanti: Mancini prima e la coppia Podolski-Shaqiri poi rappresentano una sorta di all in nella speranza di generare la spinta decisiva per una rimonta super. Il Milan si è convinto ad accontentare Inzaghi con Cerci, non avrà “distrazioni” psicofisiche derivanti dall’Europa League e potrà finalmente contare su Montolivo. Tuttavia chi non riuscirà ad iscriversi alla prossima Champions, tra l’altro con finale a Milano, scenderà un altro scalino nel processo di depauperamento. L’Uefa tiene già sul banco i conti nerazzurri e il bilancio interista rischierebbe di aggravarsi ulteriormente. Il Milan che già da qualche stagione lavora a costo zero sui cartellini non avrebbe probabilmente altra scelta che continuare su questa politica societaria. Senza dimenticare che diventerebbe sempre più difficile convincere i giocatori migliori a spostarsi a Milano senza l’Europa che conta.

31/10/2014 17:47

TROPPE CRITICHE A MAZZARRI

L’amore tra buona parte dei tifosi interisti e Walter Mazzarri non è mai scoppiato. Su di lui sono piovute prima le critiche: poca fiducia ai giovani, filosofia di gioco troppo difensivo, incapacità di svincolarsi dalla difesa a 3.

Poi i  social network si sono riempiti di tweet e post come frecce pronte a conficcarsi sulla sua panchina. Infine persino le mura amiche di San Siro si sono trasformate in generatori di fischi, tanto da dover cambiare la lettura delle formazioni nel prepartita.

Eppure i conti per lui iniziano a tornare. In campionato il terzo posto da Champions League è a un solo punto e in Europa League guida il girone. Mazzarri ha comunque saputo fronteggiare l’emergenza: dopo le due sconfitte horror con Cagliari e Fiorentina, è riuscito a tenere in mano la squadra che ha lottato fino all’ultimo con il Napoli e poi ha infilato due successi con Cesena e Sampdoria. In attacco, reparto corto dopo il mancato arrivo di una punta sul mercato, si è trovato con un Palacio reduce infortunato dal mondiale e un Osvaldo uscito di scena nel momento migliore. Per di più c’è da chiedersi se con esterni con le caratteristiche di Dodò, Jonathan, Nagatomo alla fine non sia davvero meglio impiegarli sulla linea di un centrocampo a 5, piuttosto che in una difesa a 4. Il discorso giovani, per di più, non regge: Juan Jesus, Kovacic, Dodò e Icardi sono diventati punti fermi pur essendo under 24. Piuttosto ci sarebbe da capire come mai per qualsiasi mister all’Inter la panchina si trasformi in fretta in una bomba a orologeria. Benitez, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni sono stati tutti travolti dalle critiche. Ora è il turno di Mazzarri. Forse non sarà Walter il Mago, ma di certo il tiro all’allenatore appare ancora una volta spropositato.

03/10/2014 17:43

SAN SIRO FISCHIA MAZZARRI, STRAMA: «A ME MAI SUCCESSO»

Walter Mazzarri neppure dopo una vittoria può dormire sonni tranquilli. Il 2-0 al Qarabag non è sufficiente per far dimenticare i fischi dei tifosi nerazzurri al momento della lettura del suo nome all’annuncio delle formazioni. L’amore tra gli interisti e l’allenatore non è mai sbocciato e a San Siro solo la curva ha mostrato il suo supporto al mister. La situazione è paradossale perché la squadra fece più punti in avvio un anno fa, quando Mazzarri era all’inizio della ricostruzione piuttosto che in questa stagione dopo 12 mesi di lavoro. È vero che si è cambiato molto anche nell’ultima estate ma a questo punto l’allenatore è l’osservato speciale. Ci si attende qualcosa di più. Il 4-1 casalingo col Cagliari è una ferita ancora sanguinante che rischia di non cicatrizzarsi visto che il calendario prevede che ora l’Inter affronti Fiorentina e Napoli.

Se inoltre Mazzarri avrà sfogliato i giornali questa mattina il suo umore non potrà certo essere migliorato leggendo l’intervista di Repubblica ad Andrea Stramaccioni. L’attuale guida dell’Udinese infatti è tornato sul suo passato nerazzurro e ha dichiarato: “Il mio rapporto coi tifosi era ed è stupendo. Fino a dicembre ero il nuovo Mourinho, poi gli infortuni ci hanno fermato. Eppure non sono mai stato fischiato a San Siro”. C’è da chiedersi se sia un riferimento all’attuale situazione tesa di casa Inter. Stramaccioni si toglie pure un altro sassolino quando gli si chiede dei tanti cambiamenti avvenuti tra i nerazzurri. “Si vede che non mi sbagliavo tanto su alcune cose…”. In questi giorni i tifosi interisti guardano con un misto di nostalgia e curiosità a quell’Udinese terza in classifica guidata dalla strana coppia Strama-Stankovic. Chissà se anche Thohir avrà notato l’exploit friulano. Di certo sarà interessante capire il 7 dicembre come si schiererà il pubblico quando a San Siro si giocherà Inter-Udinese. 

09/09/2014 17:27

L'ITALIA RIPARTE DA PIRLO. VERRATTI PUO' ATTENDERE

Andrea Pirlo, Daniele De Rossi,  Marco Verratti. Sono in tre per due maglie azzurre da indossare nell’11 ideale scolpito nella mente di Antonio Conte. «Uno è di troppo» ha ammesso lo stesso ct. Al momento l’indiziato numero uno per l’esclusione è il talentino del Paris Saint Germain. Dopo l’inversione a U di Pirlo che si era chiamato fuori dalla nazionale per poi ricandidarsi come leader del centrocampo, gli spazi per il giocatore lanciato da Zeman a Pescara si restringono nuovamente. Conte ha ribadito come veda De Rossi centrale, capace all’evenienza di retrocedere pure nella cabina di comando della difesa. «Ho parlato con Pirlo e ha ancora dentro il fuoco sacro» aveva detto qualche giorno fa l’ex mister bianconero. Insomma tutto fa pensare che il 35enne di Brescia sia al centro del progetto della nuova Italia. Per di più su Verratti Conte aveva già spiegato che il 21enne può essere, in base alle partite, il presente o il futuro azzurro. Insomma se sono tutti disponibili Verratti può aspettare per arricchire il proprio bottino di 8 gare con la Nazionale maggiore. Anche perché le sue caratteristiche finora sono sembrate più quelle di un centrocampista volto soprattutto al dinamismo e al fraseggio rapido coi compagni, piuttosto che quelle di un reale vice-Pirlo piazzato in mezzo al campo a diriger l’orchestra. A rendere ancor più difficile il passaggio di consegne c’è la straordinaria vena realizzativa dello juventino sui calci piazzati. Ma Verratti non deve aver fretta. Il tempo è il suo più prezioso alleato.

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