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15/10/2011 00:00

L'inter crolla a Catania

“Dall’eterno ragazzo all’eterno riposo è un attimo!” Si attaglia perfettamente all’Inter di oggi una delle battute più riuscite di Fiorello. Non esiste squadra capace di vincere all’infinito, come non esiste squadra che, prima o poi, non invecchi. Alcuni reduci del Triplete, in una squadra capace di vincere 15 trofei in sette stagioni, roba mai vista prima in Italia, stanno arrivando a fine corsa più in fretta del previsto. In goni caso, mai ci sarebbero stati i soldi per rifondare veramente, con campioni veri, nemmeno dopo Madrid, visto che Moratti aveva era deciso che gli oltre 100 milioni riscossi dal successo in Champions League sarebbero finiti tutti nel bilancio. Così come le decine di milioni di euro ricavati dalle cessioni di Balotelli e di Eto’o e quelli ricavati dalla vittoria nel Mondiale. E, come non bastasse, nei prossimi giorni Massimo Moratti fimerà un altro assegno da 40 milioni di euro per rimettere il bilancio in pareggio, questa volta definitivamente, si spera. Certo che anche i pochi soldi che stati destinati al mercato estivo sono comunque stati spesi male, visto che i giovani scelti non paiono ancora in grado di sostituire coloro che  hanno fatto la storia dell’Inter ma che, tra infortuni, appagamento e via dicendo, ormai tengono botta per un tempo o poco più. La foto a sinistra ritrae proprio Milito, Cambiasso e Samuel al loro ingresso al Massimino di Catania. Scherzi a parte, la classifica attuale dell’Inter è la peggiore di sempre da quando esiste la Serie A ma, con buona pace dei maniaci delle sentenze ad ottobre, vedersi già in fondo al baratro è prematuro. Questo è un campionato in cui nessuno s’impone davvero sugli altri. Certamente, dopo tante stagioni gloriose, tra cui una addirittura leggendaria, dobbiamo aspettarcene una alquanto travagliata, magari più da centroclassifica che da vertice. Al momento l’unica opzione sarebbe ripartire davvero dai giovani, nella speranza di ricostruire nel giro di un paio d’anni un gruppo ancora competitivo, perché nell’imminente era del Fair Play finanziario, nemmeno l’anno prossimo ci saranno i 100 milioni per la rifondazione che sarebbe necessaria. Si sapeva che il declino era cominciato fin dalla notte di Madrid, ma non si pensava però che certi campioni potessero stramazzare al suolo, di botto. Magari non è così, ma così sembra. Dovendo sempre fare i conti con una media di tre-quattro assenze pesanti,  questa Inter, appena va sotto, non si rialza più. Tutte le altre squadre corrono il doppio, perfino gli arbitri delle varie partite, questa è la verità!
Sotto il diluvio di Catania il 2-1 finale è alla fine la fotografia dei primi tre tiri in porta da parte delle due squadre: Cambiasso, che qui segna sempre, ha subito aperto le danze su assist di Maicon. Un gran gol, in ottima coordinazione! Poi per tutto il primo tempo l’Inter ha lasciato giocare gli etnei, difendendosi con un ordine che pareva dimenticato, con reparti collegati giudiziosamente fino all’intervallo, cioè finché hanno tenuto le gambe.
Nella ripresa il Catania ha però ribaltato tutto in una manciata di minuti, sfruttando due errori della difesa, tornata inspiegabilmente e dannosamente a salire a centrocampo. Al primo contrattacco, Lucio si è fatto saltare come un birillo da Bergessio che al limite ha innescato Almiron, bravissimo ad inventarsi di prima un pallonetto a giro che ha gelato Castellazzi. Riguardando bene l’azione colpisce la rincorsa troppo sofferta di Samuel, che evidentemente si era già infortunato, anche se  il posto a Cordoba lo ha lasciato solo un quarto d’ora più tardi. Nemmeno cinque minuti dopo il Catania ha chiuso i conti: ancora su una palla persa a centrocampo, Bergessio si è infilato per vie centrali andando a cercare le braccia di Castellazzi in uscita. Se alle moviole il rigore è generoso, a velocità normale Orsato pare invece aver ragione. Dal dischetto Lodi ha spiazzato Castellazzi per il 2-1 finale.
A quel punto, con  oltre quaranta minuti per riprendersi e ripartire, sarebbe stato lecito attendersi dall’Inter una reazione che non è mai arrivata, nemmeno con Zarate e con Alvarez entrati di lì a poco al posto di un irriconoscibile Milito e di uno Stankovic in condizioni ancora precarie. Mai un sussulto, mai una vera occasione da gol degna di questo nome. Anzi, nel finale, Castellazzi ha evitato il tracollo in almeno tre occasioni.
Non è solo il risultato però a far suonare tutti gli allarmi. Col Napoli, fino al Rocchi Horror Picure Show, si erano comunque visti 40 minuti di gioco più che discreto. A Catania manco questo.
I punti in classifica restano quattro, da retrocessione virtuale. Solo virtuale però, quelle vere la storia del calcio finora le ha concesse agli altri.
Un’ultima annotazione: stavolta sarebbe meglio lasciar perdere l’arbitro! A velocità normale e a parti invertite ogni interista avrebbe gridato al rigore!
Se il presidente Moratti, che dopo la gara col Napoli aveva tutte le ragioni per alzare la voce, imbocca con troppa decisione solo questa strada sbaglia, perché serve su un piatto d’argento ai giocatori l’alibi migliore per la stagione peggiore. Prima degli arbitri, il problema è la squadra ed è lì che bisogna spiegare subito ai tifosi i margini, sopratutto economici, per potervi intervenire.

 

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