MORTI IN CORSIA, ESUMATA UN’ALTRA SALMA

E’ stata esumata al cimitero di Rovello Porro, in provincia di Como, la salma di Domenico Brasca, morto a 81 anni il 18 agosto 2014 nella sua abitazione. Il gip del Tribunale di Busto Arsizio ha disposto l’esumazione per verificare se dietro alla morte del pensionato ci fosse la mano del Dott. Leonardo Cazzaniga, l’ex vice primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Saronno, in carcere con l’accusa di aver causato la morte di 14 persone in tutto, di cui tre in concorso con l’infermiera ed ex amante Laura Taroni.

11 le morti sospette in corsia d’ospedale e di queste 11 quella di Brasca è l’unica avvenuta non al Pronto Soccorso, ma nell’abitazione dell’uomo, rimasto vedovo nel 2009. Altra circostanza singolare è quella legata alla denuncia presentata dai familiari perché per gli altri casi l’inchiesta nasce dall’esame delle cartelle cliniche prelevate all’Ospedale di Saronno.

L’incarico è stato affidato all’anatomopatologa Cristina Cattaneo e ad Angelo Groppi, tossicologo dell’ateneo di Pavia. A loro il compito di verificare se nel corpo di Domenico Brasca, più precisamente nel fegato, vi siano eventuali sostanze estranee a quelle della terapia e , soprattutto, in che dosi.

Per capire insomma se il Dott. Cazzaniga possa aver applicato il suo oramai famoso protocollo anche al pensionato di Rovello, le cui figlie Antonella e Roberta, hanno appreso dai giornali tutta l’inchiesta prima di sporgere denuncia e andare a fondo, nonostante vogliano mantenere una certa riservatezza.

Con Cazzaniga la famiglia Brasca ebbe una discussione , ma non per la cura, bensì per i modi di fare del Dottore. Domenico Brasca aveva una certa patologia al cuore ed è morto qualche ora dopo le sue dimissioni dal Pronto Soccorso.

L’ex vice primario ha più volte sostenuto di aver alleviato le sofferenze di pazienti gravemente malati. Secondo l’accusa, invece, il mix letale di farmaci in sovradosaggio era preparato appositamente per accelerare la morte delle persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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