L’estrazione del Dna da campioni biologici e reperti mai sottoposti ad analisi o che 18 anni fa fornirono un esito ”dubbio o inconclusivo” è una delle tappe del maxi incidente probatorio che inizierà il prossimo 17 giugno. I campioni e reperti solo conservati nell’Istituto Unità Medicina Legale dell’Università di Pavia, tra questi, il reperto “orecchino sinistro, privo di chiusura, imbrattato di tracce ematiche”. Su questo orecchino di perla di Chiara Poggi non è mai stato effettuato nessun prelievo. Allegata al reperto 13, come documentato nella relazione del Ris di Parma del 16 novembre 2007, vi è una nota con luogo e data del delitto e la scritta ”scala vicino cadavere”. L’orecchino, mai analizzato, potrebbe contenere altre tracce oltre a quelle del sangue di Chiara Poggi. L’indagine della Procura, riaperta a 360 gradi, risponderà a questo e ad altri quesiti, come quelli relativi all’impronta di Andrea Sempio trovata sul muro della scala che conduce al piano inferiore in casa Poggi, non lontano da dove fu trovato il corpo della vittima. In merito Luciano Garofano, ex generale e comandante del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, che all’epoca del delitto era a capo delle indagini forensi, ha parlato di ”certezza scientifica” nel concludere che nella traccia, rossa per il reagente ninidrina, non ci sia sangue.