
Non un omicidio pianificato e neppure crudele. Nel ricorso in Appello, a Milano, lavvocata di Alessandro Impagnatiello punta a smontare i due cardini dellimpianto accusatorio che hanno portato lex barman al massimo della pena per lomicidio della fidanzata Giulia Tramontano, assassinata nella loro casa di Senago, al settimo mese. La vittima era in attesa del loro primo figlio. Non un agguato ma un susseguirsi di errori senza la minima pianificazione, sostiene la difesa. Commessi da un uomo diviso tra lei, la donna che lo avrebbe reso padre, e laltra, conosciuta sul luogo di lavoro, e che fino allultimo credeva di essere lunica. Ci prova la difesa a smontare anche laggravante della crudeltà: Giulia sarebbe stata colpita alle spalle altrimenti avrebbe tentato di difendersi. Tra i punti da smontare anche il capitolo topicida, il veleno somministrato nei mesi precedenti. Nelle 25 pagine che i legali di Impagnatiello presenteranno in aula si sostiene che lintento fosse quello di provocare un aborto, non di uccidere la compagna. Quel figlio, dicono le carte della difesa, sarebbe stato percepito dallimputato come un ostacolo alla carriera. Davanti alla Corte dAssise dAppello di Milano la difesa punta dunque a chiedere lesclusione delle aggravanti della premeditazione e della crudeltà. A sostegno, una condotta da parte del barman, che i legali definiscono grossolana e maldestra, caratterizzata da una serie di errori commessi dopo lomicidio.





