La mano in tasca, a far intendere di avere un’arma; le minacce, poi la fuga, col cellulare. Un “modus operandi” che si è ripetuto in almeno tre rapine, consumate in quattro giorni. Azioni riprese dalle telecamere della metropolitana di Milano che hanno permesso di chiudere il cerchio attorno a quello che era diventato l’incubo dei mezzi pubblici: un 18enne di nazionalità ucraina ma regolare sul territorio con diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio e la persona. Le sue vittime le sceglieva spesso nei mezzanini del metrò. Tre episodi in quattro giorni ma per gli inquirenti i casi potrebbero essere molti di più. Commessi sempre con l’uso del coltello. Il primo episodio, lo scorso 17 ottobre, sono le 11 e mezza di sera, siamo a Milano sulla linea 50 e l’obiettivo è il cellulare di un italiano di 29 anni. Con la mano in tasca fa capire alla vittima di avere un’arma e così riesce a farsi consegnare il telefono. Due giorni dopo, il copione si ripete. Questa volta sulla banchina della M4. Vittima, un 23enne anche in questo caso italiano: si è visto puntare l’arma al fianco e così non ha potuto fare altro che consegnargli i contanti, dieci euro, e il cellulare. Ottenuto il dispositivo, il giovane, si è fatto dire il codice di sblocco, ha utilizzato lo smartphone per fare acquisti, riuscendo a consumare 50 euro in un bar, tutto a spese della vittima. Il coltello, le minacce e il cellulare, sono lo schema anche della terza e ultima rapina contestata e che si è consumata, anche in questo caso, su un mezzo pubblico: siamo sulla M4, vittima ancora una volta un italiano, ha 18 anni. Due gli elementi che lo hanno incastrato: le immagini della videosorveglianza della M4 che hanno permesso di individuarlo e quel cappellino di lana che indossava ad ogni colpo. Un particolare che gli è stato fatale.