Una relazione diventata violenta, secondo Stella Boggio, che davanti alla Corte d’Assise di Monza ha ricostruito la sua relazione con Marco Magagna, ucciso la notte tra il 6 e il 7 gennaio 2025 con un fendente dalla stessa compagna. “Marco era una persona dolcissima, la persona che mi ha dato di più in una relazione. Ma poi ha iniziato a picchiarmi perché diceva che non gli davo soddisfazione sessuale. Quando l’ho colpito, non immaginavo nemmeno di averlo preso, volevo solo allontanarlo da me; mi sono resa conto solo dopo della gravità.’’ Così la 34enne di Bovisio Masciago si è difesa in aula davanti al pm Alessio Rinaldi, che le contesta il reato di omicidio volontario aggravato dal rapporto di relazione affettiva per aver colpito la vittima con un coltello da cucina. La difesa sostiene la tesi della legittima difesa. Una relazione inizialmente serena, cambiata poi nel corso del tempo, con episodi di violenza sempre più frequenti: insulti, schiaffi e liti violente con Stella Boggio come vittima. Una versione opposta a quella raccontata dagli amici di Marco Magagna, che parlano invece di una donna gelosa e aggressiva e raccontano che il 27 dicembre 2024, lei lo aveva ferito con una lama alla mano, ferita che aveva le cure del Pronto Soccorso. “Mi ha spinta. Poi ha iniziato a darmi schiaffi, quattro o cinque, forti. Io sono caduta vicino ai cassetti della cucina”. “Ho preso la prima cosa che ho trovato, non ho scelto. Ho impugnato il coltello e gli ho intimato di andare via”. Dall’autopsia, però, emerge una ferita profonda 18,5 centimetri che ha attraversato torace e polmone fino alla zona in cui l’aorta si collega al cuore. Un movimento attivo e volontario secondo il medico legale consulente della parte civile. Secondo consulente della difesa invece, la ferita sarebbe “mista da punta e taglio per una dinamica difensiva-aggressiva”.