Omicidio Jessica, il tranviere si difende

La discussione per un film da guardare in tv, lei che ha in mano un coltello, lui che glielo rigira contro e la ferisce allo stomaco. Prova a dare una spiegazione, Alessandro Garlaschi, della follia che lo ha assalito quando, nel suo appartamento in via Brioschi a Milano, ha ucciso Jessica Valentina Faoro.

La versione è quella fornita al pubblico ministero Cristina Roveda che ha firmato il provvedimento di fermo.

30 pagine che racchiudono il racconto di una serata finita nel sangue. I due sono soli in casa, la moglie dell’uomo si trova a dormire dalla madre, hanno una discussione. Al magistrato, Garlaschi racconterà che era la giovane ad aver il coltello in mano e che lui si è difeso e così l’ha colpita, prima allo stomaco, poi al petto. Orrore a cui si aggiunge altro orrore: l’uomo ha poi tentato di far sparire il corpo della ragazza.

Quando gli agenti della Squadra Mobile sono intervenuti, chiamati dallo stesso Garlaschi,  l’hanno trovata per metà in un borsone, con le gambe rotte, piegate e bruciate. Lui, ora, si trova a San Vittore, sorvegliato a vista nel Centro di Neuropsichiatria.

Un dramma maturato tra queste abitazioni dove vivono solo dipendenti Atm, come lo stesso Garlaschi.

39 anni, Garlaschi, schivo, da qualche  tempo si faceva vedere in giro con quella bella ragazza, Jessica, 19 anni, un passato difficile. In via Brioschi si era trasferita da un paio di settimane.

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