MORTI IN CORSIA, CHIESTI 30 ANNI PER LA TARONI

30 anni di reclusione. A tanto arriva la richiesta della Procura di Busto Arsizio per Laura Taroni, l’infermiera coinvolta con l’ex amante, Leonardo Cazzaniga, il medico anestesista, nella vicenda delle morti sospette all’ospedale di Saronno. Una richiesta che arriva dopo una requisitoria fiume, durata due giorni nella quale il pubblico ministero Maria Cristina Ria, ha definito “piano criminale” quello nel quale si sarebbe mossa l’infermiera. La donna, che all’epoca dei fatti era in servizio al pronto soccorso di Saronno, è accusata di aver ucciso il marito, Massimo Guerra, e la madre, Maria Rita Clerici. Omicidi che, sempre per la procura, sarebbero stati perpetrati in concorso con il medico, vice primario nello stesso reparto della Taroni.

L’infermiera è anche sospettata, sempre in concorso con Cazzaniga, di aver ucciso anche il suocero, Luciano Guerra. Per quest’ultimo caso, però, il pm ne ha chiesto l’assoluzione, perché mancherebbero prove sufficienti.

Un piano criminale, dunque, quello di Laura Taroni contro il marito Massimo Guerra, secondo la pubblica accusa. La donna odiava il coniuge perché si sentiva vessata dalle sue continue pretese sessuali. E’ in questo contesto che avrebbe messo in piedi il suo piano omicida. Ha eliminato, sempre secondo la procura, il marito, lentamente. Debilitandolo con farmaci, d’accordo con il suo amante.

Da una parte il calvario delle vittime, dall’altra il piano criminale. Tutto racchiuso in 177 pagine di requisitoria. Il pm ricostruisce l’odissea clinica di Massimo Guerra. Indebolito da iniezioni di insulina e metamorfina, nel novembre del 2011 il primo ingresso in ospedale a Saronno, per arresto cardiaco. Poi, ricostruisce l’accusa, la coppia cambia strategia. Attraverso falsi certificati, Guerra viene indotto a credere di essere diabetico e che sia necessaria una terapia. In realtà è un lento avvelenamento che lo porta alla morte il 1 luglio del 2013. All’età di 46 anni. In casa Taroni anche un’altra morte: quella della madre, Maria Rita Clerici. In questo caso il pubblico ministero parla di un rapporto conflittuale tra le due donne. Fatto di schiaffi e umiliazioni da parte della madre verso la figlia. Un rapporto diventato sempre più difficile anche perché il genitore non approvava quella relazione con il medico.

Cazzaniga, in questo processo rimasto sullo sfondo, dovrà rispondere di 11 morti. Anziani uccisi da un cocktail di farmaci somministrato, come lui stesso ha dichiarato, per una forma di pietà, verso i pazienti.

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